martedì 17 gennaio 2017

A little break

My belief is that if you are struggling to come up with the inspiration, don’t try to fight it... 
Just take a break. 


mercoledì 11 gennaio 2017

The Musical Box (parte finale)

"Furono le prime volte che mi sentivo come se stessi cantando dall'anima..." (Peter Gabriel)


Gennaio, 1971: galvanizzati dalle prove in studio e dal relativo successo continentale di Trespass, i nuovi Genesis sono ormai pronti a partire per l'Europa...  I ragazzi hanno una gran voglia di riscattarsi, in particolar modo dopo i disastri del precedente autunno, ma all'ultimo minuto è il loro manager, Stratton-Smith, a rimandare la tournée: l'uomo, difatti, preferisce organizzare alcune date in madrepatria, in modo da rilanciare l'immagine appannata del gruppo... Vista la precaria situazione economica in cui versano, capiscono che non ci sono alternative, se intendono salvare la carriera.
Il Six Bob Tour, così chiamato per il prezzo del biglietto fissato a soli sei scellini, vede protagonisti in quell'inverno del '71, oltre ai Genesis, i celebri Van der Graaf Generator di Peter Hamill e gli emergenti Lindisfarne...
Sembra una mossa intelligente, vista la bravura dei complessi in questione, ma quando i ragazzi buttano il primo sguardo al poster pubblicitario, s'accorgono che qualcosa non quadra: c'è il faccione sorridente di Hamill in bell'evidenza e, allo stesso tempo, il loro nome appare in secondo piano rispetto agli altri... 
Confusi da quella strana locandina, chiedono subito le dovute spiegazioni al loro impresario: a dir poco attoniti, vengono presto a sapere che non c'è stato alcune errore in stamperia.
In virtù della minor fama acquisita, dovranno aprire tutti i concerti come gruppo spalla...

"Quel periodo... Beh, è stato come avventurarsi verso l'ignoto". (Mike Rutherford)


City Hall di Newcastle, 31 Gennaio: Peter Hamill è a bocca aperta, mentre osserva la folla da dietro le quinte... E' in visibilio, quasi fosse una tifoseria calcistica dopo un gol della squadra del cuore: tutta quella gente, che in origine era corsa a vedere lui e la sua band, sta letteralmente impazzendo per i Genesis... Musica a parte, il leader dei Van der Graaf è stupito dalla presenza scenica di Gabriel: lo ricordava come un ragazzotto timido afflitto dalla balbuzie, ora invece è divenuto un frontman esuberante e vivace, capace di intrattenere i fans con aneddoti e storielle a non finire.
E' un'umiliazione cocente, mai provata prima: lui stesso li riteneva un complesso minore eppure, nelle successive date, anche lui riesce a farsene una ragione...

"Diventò impossibile far meglio di loro..." (Peter Hamill)



Il successo del tour regala le prime certezze ai Genesis ma, nel giugno del 1971, sfortuna vuole che Peter Gabriel si fratturi una gamba durante un'esibizione, costringendoli ad annullare la seguente tournée estiva... Sembra soltanto l'ennesima sciagura di una storia segnata dalla malasorte ma, in realtà, tale pausa consente ai ragazzi di esercitarsi notevolmente in studio, preparandosi all'ormai imminente pubblicazione di un nuovo album. 

"In fin dei conti eravamo un gruppo di perfezionisti ma, quando entrai nella band, i ragazzi parevano solo un insieme di cantautori alla disperata ricerca di buone canzoni..." (Phil Collins)



Il lavoro procede senza intoppi e, quando inizia l'autunno, la band è pronta a lanciare sul mercato Nursery Crime...  E' un'illustrazione bucolica creata dall'artista Whitehead, già autore della cover di Trespass, a contraddistinguere la copertina: in primo piano, vi è la figura di una bambina sorridente che si sta divertendo a giocare in un perfetto campo da croquet... Pare un'immagine piuttosto rassicurante, eppure ai suoi piedi giacciono delle teste mozzate di bimbo: lo stesso titolo dell'album, riferito alle nursery rhimes presenti nella cultura anglosassone, è frutto della somiglianza tra i vocaboli crime e rhyme... L'opera è piena di racconti lugubri, cicli di canzoni barocche e mutevoli firme di tempo: un compendio onirico, dipinto da visioni, tormenti e creature leggendarie di ogni genere.

                           
The Musical Box, la straordinaria suite che apre il disco, è accompagnata da un testo che accosta la purezza dell'infanzia al macabro, qui raffigurati nelle sembianze del piccolo protagonista: tornato dall'oltretomba nei panni di un vecchio lascivo, egli cercherà inutilmente di soddisfare i desideri carnali sulla ragazzina responsabile della sua morte...
Un vero incubo in salsa progressive, che si espande tra soavi passaggi acustici e tempestose sezioni rock: oltre alla voce sognante di Gabriel, qui è tutta la band a dimostrare appieno il proprio talento, grazie a pregevoli virtuosismi di ampio respiro... For Absent Friends, la seconda traccia, è un breve passaggio etereo che racconta in un'apparente tranquillità le tremende sofferenze provate da due vedove: firmato da Hackett, si tratta del primo brano cantato da Phil Collins nella storia dei Genesis ("Inside the archway the priest greets them with a courteous nod/ He’s close to God / Looking back at days of four instead of two/ Years seem so few/ Heads bent in prayer for friends not there")... 


"Mitologia, libri di fantascienza, fantasy... In un certo senso, era parte delle nostre esperienze al college..." (Mike Rutherford)

The Return of the Giant Hogweed, la successiva composizione, si sviluppa attraverso una trama che pare estratta da un B-Movie dell'orrore: invero, essa simboleggia con ironia la natura che si ribella alla cattiveria dell'umanità, tra circostanze tragiche e situazioni assurde ("Botanical creature stirs, seeking revenge/ Royal beast did not forget/ Soon they escaped, spreading their seed/ Preparing for an onslaught, threatening the human race")... Ancora una volta, voce e strumenti si fondono in un lungo pezzo sperimentale, caratterizzato da tempi differenti uniti a cambi improvvisi di melodie.
La seconda facciata dell'opera si apre con Seven Stonesscritta da Tony Banks, dove è il significato del destino ad essere posto al centro dell'attenzione e di come, al contrario, l'eccessiva programmazione dell'esistenza possa portare ad un epilogo indesiderato ("Despair that tires the world brings the old man laughter/ The laughter of the world only grieves him, believe him/ The old man's guide is chance")... Harold The Barrel, terz'ultimo pezzo, è una composizione farsesca tipica di Gabriel, in cui il tema del suicidio si mischia a quello della commedia, grazie ai numerosi accenni riguardanti i malcostumi della società inglese ("Forwards, backwards, swaying side to side/Fearing the very worst/They called his mother to the sight/Upon the ledge beside him/His mother made a last request")... Mentre Harlequin è un dolce intermezzo basato su chitarra e tastiere, capace di regalare un momento folk riconducibile al precedente album ("Cancing round three children fill the glade/ theirs was the laughter in the winding stream, and in between"), l'epilogo del disco è tutto per The Fountain of Salmacis, un concentrato di puro progressive, che riprende buona parte delle atmosfere presenti in Seven Stones per introdurre l'ascoltatore al mondo della mitologia... Qui Gabriel racconta le peripezie del semidio Ermafrodito e della ninfa Salmace, in una parabola ispirata alle opere di Ovidio: se i versi sono saturi di poesia, le note struggenti che si rincorrono in quei sette minuti conferiscono una cornice perfetta al dramma sofferto dagli amanti, destinati ad unirsi per sempre prima di scomparire nelle acque ("Unearthly calm descended from the sky/And then their flesh and bones were strangely merged/ Forever to be joined as one")...


"Abbiamo sempre litigato soprattutto per decidere in che modo presentarci al pubblico... Mi ricordo che una volta ho provato a vestirmi come un fiore o come una malattia sessualmente trasmissibile... Tony invece era completamente diverso da questo punto di vista, l'unica cosa che cambiava era la sfumatura di colore pastello del suo maglione..." (Peter Gabriel)

A metà strada fra i King Crimson e gli ELP, i Genesis si diversificavano da entrambi, oltre per le liriche complesse, anche per l'uso d'una strumentazione addirittura superiore: con Nursery Crime, il loro inconfondibile stile cominciò a delinearsi in maniera marcata, suggellando in pieno l'inizio del periodo di maggior ispirazione della band, dove a dettare legge fu il melodismo più sofisticato.
L'album, seppur snobbato in Inghilterra al momento dell'uscita, conquistò in poco tempo le Charts europee, dove arrivò ai primi posti in Belgio, Italia e Paesi Bassi: i tour seguenti, realizzati in queste nazioni, garantiranno ai ragazzi un successo di pubblico e stampa senza precedenti...
In realtà, quel disco fu solo il primo delle quattro pietre miliari prodotte in appena tre anni: di lì a breve, tra opere concettuali e trasformismi di ogni sorta, il progressive sarebbe stato travolto dalla prodigiosa inventiva dei Genesis, divenuti il nuovo standard di riferimento.


"Un sogno fatto di colori vertiginosi, linee dolcissime e frammenti violenti, passaggi improvvisi e mirabolanti, docili canti lontani e crudi avvolgimenti sonori (…) Gabriel forse è l’unico vero erede di Jagger; è ora volpe rosseggiante sangue, fantasma argenteo, nero demonio, voce nasale e prepotente, mielosa e ambigua per correre sul filo che separa sottilmente reale e surreale. E Rutherford fa scorrere docilmente tutta la sua anima sensibile romantica sul manico della dodici corde o del suo basso prodigioso, Banks anima con la sua classicità i tasti dell’organo, dirige con incomparabile maestria il tappeto d’archi del mellotron; Hackett è il mago che trasforma una chitarra in sintetizzatore; Collins crea le battute, le inframmezza con il canto divertente e infine distrugge le retoriche..." (Marco Ferranti)

sabato 7 gennaio 2017

The Musical Box (parte seconda)

"Ciò che abbiamo tentato di fare... E' stato quello di provare ad ottenere il massimo dagli strumenti." 
(Tony Banks)


Inghilterra, 1970: come era lecito aspettarsi, sono parecchi coloro che rispondono all'annuncio messo dai Genesis sul Melody Maker... Famosi oppure no, l'opportunità di un contratto discografico in piena regola, assieme alla promessa di ben 10 sterline a settimana, bastano e avanzano per spingere tanti musicisti ad accogliere quell'incredibile chance di entrare nel mondo dello show business.
Il luogo prescelto per le doppie audizioni è la residenza dei genitori di Peter a Chobam, preferita all'ultimo agli studi discografici londinesi: per quanto strano possa sembrare, il motivo principale è la splendida piscina presente in giardino, nella quale i ragazzi sperano di rilassarsi un po' durante le pause... 

"Per la prima volta, avevamo i nostri affari economici, i nostri jeans e la nostra musica..."
 (Mike Rutherford)

La giornata dedicata ai provini, però, risulta subito piuttosto deludente: tra i tanti chitarristi visionati, nessuno impressiona particolarmente la band. Peter, Tony e Mike capiscono così a loro spese che per rimpiazzare degnamente Phillips ci vorrà più tempo del previsto... A malincuore, intuiscono che un discorso simile sembra valere anche per il ruolo di batterista: ormai è rimasto da valutare un ultimo candidato ma, stranamente, non si trova in casa assieme agli altri...

"Mi ero piazzato in piscina per tutto il tempo: da lì riuscivo ad ascoltare alla perfezione le prove, in modo da studiarmi al meglio le mie parti..." (Phil Collins)


Phil, tuffi a parte, è un ragazzo a dir poco talentuoso: oltre all'indiscussa bravura nelle percussioni, dimostra pure di possedere una voce che si amalgama alla perfezione con quella di Gabriel. 
Affabile e carismatico, riesce subito a conquistare le simpatie di tutti i componenti della band, superando infine il test a pieni voti: deve attendere solo alcuni giorni per ricevere una telefonata dal gruppo...
Il posto è suo.

"Dal modo in cui si sedette sullo sgabello, capii che faceva al caso nostro..." (Peter Gabriel)

Dopo una breve vacanza, i Genesis cominciano a provare come una band di quattro elementi: è solo una soluzione estemporanea, nell'attesa di scovare un degno erede di Anthony, ma ciò consente a Rutherford e Banks di ampliare ancor di più le loro sperimentazioni.


L'alchimia tra i membri aumenta giorno dopo giorno, grazie anche all'ottimo inserimento di Phil, che si dimostra perfettamente a suo agio in quel contesto.
Il tour inglese di Trespass inizia così in quell'autunno, accompagnato dalle grandi aspettative della nuova casa discografica, la Charisma; su consiglio dell'amico impresario Dave Stopps, viene momentaneamente ingaggiato l'introverso Mick Barnard dai Farm, in modo da poter eseguire la maggior parte dei brani più complessi anche dal vivo.
Speranze a parte, le cose però non vanno come previsto: tra guai tecnici a non finire e le notevoli difficoltà d'ambientamento di Mick, i concerti si rivelano essere un continuo calvario...

"Non riuscivamo quasi mai a sentire la voce di Peter... Così eseguivamo brani senza testo... Oppure lui si metteva a cantare qualsiasi cosa gli passasse per il cervello, tanto nessuno notava la differenza..."
(Tony Banks)


L'insuccesso delle performance li riporta ben presto alla dura realtà: nonostante le buone intenzioni e l'indiscussa qualità dell'ultimo lp, capiscono che in madrepatria non riescono proprio a sfondare.
Arrivati a fine novembre, la serie di concerti viene bruscamente interrotta: inutile proseguire ancora visti gli scarsi risultati, ed il povero Barnard viene lasciato libero di continuare la propria carriera altrove... Seppur abbiano già preparato alcuni pezzi per un nuovo album, i ragazzi paiono ad un passo dallo scioglimento: ai primi di dicembre, mentre la loro pazienza è agli sgoccioli, Peter si ritrova quasi per caso a sfogliare il Melody Maker, la stessa rivista che li aveva aiutati a scovare Phil... 
Tra una pagina e l'altra, nota uno strano annuncio che cattura subito la sua attenzione...

"Compositore/Chitarrista cerca musicisti ricettivi, determinati ad arrivare oltre le forme stagnanti di musica attualmente esistenti..." (Steve Hackett)


La frase lascia il segno nell'immaginazione di Gabriel e, visto che ormai non ha nulla da perdere, decide di mettersi in contatto con Hackett: viene così a sapere che quest'ultimo ha appena pubblicato un album con il suo vecchio gruppo, i Quiet World, ma ora è interessato ad una nuova esperienza artistica. Chiacchierando un po' del più e del meno, Peter gli propone di incontrare la band per un provino... 
Steve accetta l'offerta di buon grado, a patto che l'audizione sia fatta direttamente a casa sua: il vocalist è stupito dalla richiesta ma, vista la situazione disperata, non ci prova nemmeno a controbattere... 

"Li invitai a casa perché lì tenevo tutti i miei aggeggi particolari... Quelli avevano già visionato una quarantina persone per il posto di chitarrista..." (Steve Hackett)


Quello che Gabriel ancora non sa, è che dietro quell'annuncio si nasconde un piccolo bluff: Hackett, pur essendo dotato tecnicamente, fino ad allora non ha composto praticamente nulla, ed inoltre non sa strimpellare niente che ricordi da lontano il progressive...
Trucchetti a parte, un paio di giorni dopo Peter e Tony si ritrovano assieme nella residenza del chitarrista: Steve, coadiuvato dal fratello, intende stupirli con complessi giri acustici, ritmi blues ed assoli con l'armonica a bocca... Ciò che lo differenzia da molti altri virtuosi del suo strumento è che lui, mentre suona, ama rimanere comodamente seduto: preoccupato di fare una cattiva impressione, chiede persino agli ospiti se quella sua peculiarità possa rappresentare un problema... La risposta che ottiene, però, lo rincuora all'istante: può pure starsene sdraiato per terra, a patto che sappia fare il proprio mestiere.
Terminata l'esibizione, Hackett è assolutamente convinto di aver fatto centro, grazie alla sua innata capacità di variare genere e stile, eppure nota che gli altri paiono piuttosto silenziosi. Dopo un breve conciliabolo tra i due, il giudizio che sente non è esattamente quello che sperava... 

"...Potremmo usare la prima parte, ma le altre non vanno bene per noi..." (Peter Gabriel)

L'imbarazzo tra i ragazzi, però, dura solo qualche secondo: Peter e Tony hanno intuito il grande potenziale di Steve, ed acconsentono entrambi al suo ingresso nella band.
I Genesis sono di nuovo al completo...


Le prime prove con il gruppo sono difficili per Hackett, tuttavia i suoi sforzi per adeguarsi alla musica sperimentale vengono apprezzati da tutti: così, all'inizio del 1971, si decide di programmare un nuovo tour, stavolta in Europa... In fondo, Trespass si trova ancora ai piani alti delle classifiche in Belgio ed è pure un'interessante opportunità per testare dal vivo alcune nuove composizioni... Tra queste, ne spicca una lasciata in eredità dall'indimenticato Phillips: in principio si trattava di un pezzo progressive prettamente strumentale ma Peter, ispirato da una filastrocca popolare, negli ultimi tempi ci ha messo sopra un testo a dir poco angosciante, che pare uscito da un racconto dell'orrore.
Il brano in questione, di oltre dieci minuti, s'intitola The Musical Box...

                                                                             Play me Old King Cole 
                                                                          That I may join with you, 
                                                             All your hearts now seem so far from me 
                                                                      It hardly seems to matter now. 

                                                                       And the nurse will tell you lies 
                                                                       Of a kingdom beyond the skies 
                                                                  But I am lost within this half-world, 
                                                                       It hardly seems to matter now. 

                                                                                 Play me my song 
                                                                              Here it comes again... 

                                       
(fine seconda parte)